L’Internazionale Comunista e la questione palestinese
Il presente articolo è stato scritto tre anni fa, sulla scia dei tragici eventi del 7 ottobre 2023. È stata proprio quell’escalation di violenza senza precedenti in Medio Oriente a dare l’impulso per esaminare le radici storiche del conflitto e analizzare la questione palestinese dal punto di vista dell’internazionalismo proletario. L’importanza di questo lavoro oggi, a tre anni di distanza, è solo aumentata. Gli anni trascorsi di spargimenti di sangue, distruzioni e giochi “geopolitici” senza fine hanno ampiamente dimostrato che il nazionalismo borghese – sia nella forma del sionismo che in quella del jihadismo – conduce le masse proletarie in un vicolo cieco. Esso funge da eccellente strumento nelle mani dell’imperialismo mondiale, che continua ad aizzare i popoli l’uno contro l’altro per mantenere il proprio dominio nella regione. L’esperienza storica dei dibattiti degli anni 20, descritta nell’articolo, ci ricorda la cosa più importante: la vera emancipazione dei lavoratori salariati è irraggiungibile all’interno di un paradigma nazionalista. Solo la lotta di classe comune del proletariato arabo ed ebraico contro i propri oppressori e contro i burattinai imperialisti di ogni sorta è in grado di spezzare il circolo vizioso dell’odio. Oggi, questo appello internazionalista del Comintern non suona come uno slogan d’archivio, ma come l’unica strategia possibile e di vitale importanza per l’emancipazione della classe operaia.